Detenuto suicida a Lecce, i familiari, “Troppe ombre”

“Vogliamo sapere se a nostro figlio sono stati somministrati i farmaci necessari a calmarlo, se il suo gesto poteva essere evitato e se effettivamente si è trattato di suicidio”. In sintesi la denuncia della madre del 32enne, tossicodipendente, Matteo Luca Tundo. Detenuto nel carcere di Lecce, trovato impiccato nella sua cella di isolamento, Matteo Luca, aveva problemi di astinenza provocata dalla detenzione che aveva gettato il giovane in uno stato di estrema prostrazione. Fuggito dai domiciliari per procurarsi la droga – tre volte negli untimi mesi – mercoledì 22 maggio, era stato però nuovamente arrestato dai Carabinieri e condotto nella cella di isolamento per sicurezza, in quanto, precedentemente, era stato testimone in un processo per omicidio di mafia. Il Pm Giovanni Gallone, nel frattempo, ha disposto l’autopsia per verificare se al giovane sono stati somministrati i farmaci necessari a scongiurare il gesto e se si è trattato effettivamente di un suicidio.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *