Halina Birenbaum, il coraggio di vivere

Scrittrice, poetessa e traduttrice, l’infaticabile Halina Birenbaum, a 90 anni è stata la protagonista del Salone del Libro di Torino, oltre che per i suoi indiscussi meriti letterari, anche  per la decisione  di disertare la kermesse nel caso in cui la casa editrice Altaforte non fosse stata allontanata. Suo malgrado al centro della polemica, la Birembaum è stata costretta sin da quando era ragazzina a lottare.  Nata a Varsavia il 15 settembre 1929, aveva poco più di dieci anni allorché per lei si spalancarono le porte dell’orrore. Prima il ghetto di Varsavia, poi l’arresto e la  deportazione a Majdanek, dove si salvò dalla camera a gas, nella quale perse la vita sua madre, solo grazie a un suo consiglio. La madre le aveva detto, infatti, di fingersi una diciasettenne, lei  che di anni ne aveva solo 13, in modo da poter essere impiegata come forza lavoro. Da Majdaneck ad  Auschwitz – dove le fu tatuato il  numero 48693- e da lì  a Ravensbrück e infine a Neustad – Glewe da cui , nel 1945, fu liberata.  Fu da quel momento che iniziò davvero a vivere e lo fece attraverso il racconto, nelle sue molteplici forme. Il racconto divenne per lei  una  forma di resurrezione, perché le diede un nuovo orizzonte di vita, quello di divenire testimone vivente della Shoah. Halina è divenuta pertanto conosciutissima in tutto il mondo per il suo impegno in difesa della Memoria, come obbligo morale per le generazioni a venire. Le  sue opere finalmente cominciano a essere  pubblicate anche in Italia. Il libro La speranza è l’ultima a morire è stata la sua prima opera, pubblicata nel 1967 e tradotta in inglese, tedesco, francese, ceco, giapponese ed ebraico. In Italia è stata pubblicata solo nel 2015, mentre a Torino ha presentato La mia vita è cominciata dalla fine. In Polonia la sua figura, assieme a quella di Henio Zytomirski, morto a 9 anni nel campo di Majdaneck, Piotr Kiryszczenko e a Janina Buczek, è divenuta simbolo della Shoah dei bambini. Alterna la sua vita tra Israele, dove  vive nella città di  Herzliya, la Polonia  e tutti i luoghi del mondo in cui sente di essere necessaria perché il ricordo di quanto accaduto non si spenga e si mantenga vivo, come quei suoi straordinari occhi che ci raccontano come “ la sua  vita sia cominciata dalla fine”.

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