Il linguaggio segreto dei ventagli, arma di difesa, strumento di seduzione o mezzo di comunicazione amorosa?

L’uso del  ventaglio – oggi  sinonimo di raffinatezza ed eleganza –  risale a moltissimo tempo fa. In Giappone era utilizzato dagli uomini: con questo oggetto prezioso,  in guerra o  durante le battaglie, i comandanti trasmettevano segnali; all’occorrenza si trasformava in arma poiché le sue stecche erano in ferro e pertanto potevano essere letali.
Allo stesso tempo era un’utile arma di difesa femminile che, tenuta aderente all’avambraccio e celata nelle ampie maniche delle vesti orientali, permetteva di parare con efficacia colpi imprevisti.

Nel ‘600  la moda si diffuse in modo cospicuo per cui nacquero corporazioni di artisti ed artigiani, patrocinate in Francia dal Re Sole, ed in Inghilterra dalla Regina Anna Stuart. Nel XVIII secolo anche i miniatori di porcellana si cimentarono nella pittura sulla pagina del ventaglio, divenuto un oggetto indispensabile per l’etichetta di corte: le dame della nobiltà e dell’alta borghesia possedevano molti esemplari da utilizzare nelle svariate occasioni della giornata indipendentemente dal clima. Ve ne erano di tutti i tipi: per sancire un fidanzamento, nella “corbeille de marriage” (corredo), per la presentazione a corte, per festeggiare la nascita dei figli, per gli eventi luttuosi.
Erano anche usati in chiesa, oppure per divulgare le danze più alla moda, con le piantine dei teatri ed i nomi dei proprietari dei palchi, come “carnet de bal”, come mappe geografiche.

Come per le madri, l’etichetta imponeva l’utilizzo di tale accessorio, spesso di forma identica, anche alle figlie, e di conseguenza ne erano corredate anche le loro bambole sempre con gli stessi materiali preziosi. All’epoca della Rivoluzione Francese i ventagli furono un tramite per divulgare alle masse alcuni eventi salienti e la storia dei personaggi importanti: alcuni erano controrivoluzionari e quindi vietatissimi, perché inneggiavano a Luigi XVI ed alla famiglia reale.

Le dimensione e la foggia di questo prezioso oggetto cambiarono nel tempo: la pagina era spesso dipinta su pelle lavorata in modo da diventare sottilissima, e denominata “pelle di cigno”; a differenza degli europei, i cinesi dipinsero le pagine solo su carta e seta.  Un tipo molto comune era il “Cento facce”: sulla pagina venivano rappresentate scene di corte o di vita, dove gli abiti dei personaggi erano in seta ritagliata ed applicata, le testine in avorio dipinto.

L’Italia riuscì ad  imporre un proprio stile nel XVIII secolo con esemplari prodotti a Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli. I più ambiti, subito riconoscibili, furono quelli con vedute urbane, archeologiche e paesaggistiche denominati “Grand Tour”. Essi venivano acquistati come ricordo dei viaggi che la nobiltà compiva nell’Europa del sud, con tappa obbligata in Italia. Furono inoltre prodotti esemplari che celebravano anche eventi sportivi oppure le famose Esposizioni Universali.

Il ventaglio infine ha consentito un codice di comunicazione tipicamente amorosa: durante l’età Vittoriana, le donne dovevano comportarsi sempre con molta discrezione in pubblico, per cui  qualsiasi comunicazione diretta di sentimenti o emozioni era considerata inappropriata: il linguaggio del ventaglio consentì, pertanto, alla donna di trasmettere i suoi desideri e sentimenti ai potenziali pretendenti senza tradire il rigoroso codice di etichetta sociale. Un linguaggio “a distanza”, per trasmettere specifici messaggi a seconda del modo in cui il ventaglio veniva tenuto, aperto o mostrato.

Alcuni esempi di questa civettuola, intrigante e maliziosa conversazione:
Un ventaglio appoggiato sul cuore: voglio parlarti
Davanti al viso: seguimi
Aperto a metà, poggiato sulle labbra: hai il permesso di baciarmi
Aperto che nasconde gli occhi: ti amo
Aperto e richiuso lentamente: prometto di sposarti
Sventolato lentamente: sono sposata
Appoggiato all’orecchio sinistro: gradirei che ti togliessi di torno
Dietro la testa: addio

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