Il ponte Morandi raccontato dall’architetto genovese Diego Guardavaccaro

A 9 mesi esatti dal crollo, il ponte “Morandi”, tra sgomberi, demolizioni, malumori e tanto dolore, continua a far parlare di sé. “WideNews” ha chiesto all’architetto genovese Diego Guardavaccaro, autore  di  “Colore nel vento” 2013 (mostra tenuta alla  Bocconi di Milano), di progetti per Erg, Marconi, WTC e del manuale di preparazione all’esame di Stato per architetto ( 5a edizione nel 2018), di raccontare, dal punto di vista affettivo, ma anche tecnico, l’attuale  situazione.

Architetto come ha appreso la notizia della tragedia?
“ Sono venuto a conoscenza dell’ accaduto, leggendo un messaggio comparso sul mio cellulare. Ero in Puglia, partito proprio il giorno prima del crollo. Ho provato a cercare freneticamente la notizia in rete. Niente. Ho pensato e sperato potesse essere stato davvero uno scherzo, solo più tardi ho realizzato che  non avevo trovato nulla nella mia ricerca semplicemente perchè il disastro si era appena verificato”.

Quando ha avuto la certezza che il ponte non esisteva più, cosa ha provato?
“Il buio in una piena giornata di sole. Un buio mentale, che gela e uccide ogni pensiero: ho sentito di essere sospeso in bilico fra incredulità e disperazione. Paura per  amici, parenti, conoscenti e non conoscenti. Ho pensato a coloro che si trovavano in quel momento sopra il ponte e sono precipitato con loro. A distanza di nove mesi, mi ritrovo ancora con una ferita aperta, e sempre con la stessa sensazione di essere stato miracolato, perché su quel ponte  potevo esserci stato tranquillamente anche io”.

Come procedono i lavori di ripristino?
“La demolizione sta andando avanti, fra qualche problema e rallentamento dovuto agli imprevisti del caso. Si sta rimuovendo tutta la parte rimasta verso ponente, facendo scendere dolcemente i vari segmenti che lo componevano e smantellando pezzo per pezzo le varie gambe delle pile del moncone ovest.  Per quanto riguarda il moncone est, si stanno attualmente svolgendo le prove di carico con carrelli comandati via remoto, in modo da poter misurare le deformazioni dei singoli impalcati del viadotto; probabilmente le pile saranno demolite con microcariche”.

Fra le ipotesi sulla motivazione del crollo, qual è secondo lei la più accreditata?
“Il perchè il ponte sia crollato è  ormai chiaro a tutti: tanta negligenza e superficialità nella manutenzione e nel monitorare il suo stato di salute, e non da meno, le pesanti scelte dettate da questioni economiche per mantenere aperto il passaggio sul Polcevera, snodo fondamentale di collegamento non solo fra il Ponente e il Levante della regione, ma anche verso la Francia. Parlando con un collega, si discuteva su come fossero le macerie del ponte, tanti cubetti come un enorme puzzle 3d smontato: probabilmente in fase di costruzione anche la discontinuità che si è creata fra i vari getti in cemento, ne ha segnato in via prematura la sua fine”.

Crede che il clima della valle  possa essere stato  un fattore di indebolimento del ponte?
“Decisamente il clima della val Polcevera ha poi aggiunto anche il suo contributo, con venti gelidi di tramontana sul lato a nord mentre il lato sud subiva temperature decisamente differenti in virtù del calore del sole: dilatazioni e contrazioni che agivano in contemporanea su travi, sostegni, tiranti, ferri e cemento, creando fessurazioni con tutte le conseguenze derivanti che insieme a negligenza e trascuratezza hanno scritto la triste storia del pontr Morandi.  Un nuovo viadotto ci è stato promesso entro la fine dell’anno. La viabilità tornerà a fluire come prima, ma per ogni genovese nulla sarà più uguale, e ogni volta che si attraverserà la val Polcevera, il pensiero riandrà a quell’indimenticabile 14 agosto”.

https://diegoguardavaccaro.wixsite.com/arte
https://tecnoplus.webnode.it/

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *