Kumari, l’unica bimba al mondo a non poter piangere

Conoscere gli usi ed i costumi degli altri popoli è sempre un’esperienza affascinante e coinvolgente, soprattutto perché ci aiuta a scoprire ed inevitabilmente a  confrontare significati e valenze culturali che ignoriamo. In Nepal, la tradizione impone da oltre 500 anni che Indù e Buddisti venerino  una  dea vivente – la  Kumari – una bambina in tenera età . L’attuale dea è Trisnha Shakya, scelta nel settembre del 2017 fra tante altre, grazie alla sua mappa astrale. La bimba selezionata deve corrispondere  ad un cliché prestabilito:  un’età compresa tra i due e i quattro anni, nessun difetto fisico, ferite o cicatrici, non aver subito perdite di sangue, avere una voce chiara e appartenere alla  comunità indigena di Newar. Le caratteristiche più importanti  sono di tipo caratteriale, infatti la Kumari non può piangere, mostrarsi disinteressata o irrequieta, tanto meno può muoversi durante i riti, in quanto un gesto inconsulto può essere causa di gravi sciagure per il Nepal. La famiglia della bambina considera la sua elezione un motivo di grande orgoglio, nonostante l’isolamento in cui sarà costretta a vivere. Una volta scelta deve essere purificata in modo che possa essere un vaso vuoto da “riempire” della personalità della Dea Taleju.  I sacerdoti procedono ad una serie di rituali segreti per pulire il suo corpo ed il suo spirito al termine dei quali Taleju discende in lei e nasce la nuova Kumari. A questo punto, la bimba  viene vestita, truccata come una Kumari e portata nel tempio di Taleju.  Trasportata nella piazza su di un panno bianco , arriva nella sua nuova casa, il  Kumari Bahal, un palazzo in mattoni rossi nel centro storico di Kathmandu, dove rimarrà per tutto il periodo in cui sarà “posseduta” dalla dea. A partire da questo momento la Kumari  lascia il palazzo solamente per le cerimonie e sempre in palanchino, in quanto non può toccare il suolo coi piedi tranne che nei suoi appartamenti.  I suoi piedi – che non possono indossare scarpe, ma solo calze rosse -sono sacri e puri. I  devoti possono toccarli nella speranza di ricevere responsi o aiuti sui loro problemi o nella speranza di essere guariti dalle loro malattie. È vestita sempre in rosso, i suoi capelli sono acconciati  in un alto chignon (come simbolo della cupola di un tempio) e ha sempre l’occhio di “chakchuu”, o “occhio di fuoco” disegnato al centro della fronte, come simbolo dei suoi speciali poteri di percezione e divinazione. Il potere della Kumari è così forte che persino un suo sorriso sparge fortuna agli astanti. Folle di fedeli e turisti attendono sotto il suo palazzo sperando che passi davanti alle finestre del terzo piano e sorrida loro. I più fortunati, o più ricchi, fedeli visitano la Kumari nella sua stanza, dove siede su di un trono di pelle di leone.  A quanti arrivano, offre i piedi perché possano essere toccati o baciati in atto di devozione. La presenza divina abbandona la Kumari nel momento della prima mestruazione, o prima ancora, se la bambina viene colpita da infermità o perdita di sangue. Quindi la deposizione è brusca e non pianificata. Prima di abbandonare il tempio  la Kumari, subisce alcuni rituali che la privano del suo status. A partire dalla sua deposizione, riceve una pensione dallo stato di 6000 rupie al mese (circa € 54) ma non può sposarsi perché, secondo una credenza, l’uomo che sposa una ex dea vivente muore entro un mese dal giorno del matrimonio.

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