La Maestà Sofferente a Milano

Da ieri mattina a turisti e curiosi  in piazza Duomo a Milano si  presenta una strana scena: la “Maestà Sofferente”. Un’installazione di Gaetano Pesce, alta 8 metri, ispirata alla storica poltrona Up5&6  da lui realizzata 50 anni fa e  collocata in vista della imminente apertura del Salone del Mobile. L’opera raffigura un corpo femminile infilzato da centinaia di frecce, e rappresenterebbe la metafora della violenza sulle donne. “A me non dispiace affatto, mi sembra un messaggio contemporaneo”– così ha commentato il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala a margine della conferenza stampa sulla candidatura di Milano-Cortina alle Olimpiadi invernali 2026 – “E’ molto contemporanea nonostante sia di 50 anni fa. E’ giusto che se ne parli perché ci stupiamo ancora quando succede un femminicidio. Se attraverso questa testimonianza se ne riparla, allora deve andar bene. E’ giusto rendere onore a Gaetano Pesce”. Al taglio del nastro dell’installazione presente lo stesso Pesce, architetto, designer e scultore che ha realizzato opere esposte in alcuni dei maggiori musei del mondo dal Met di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra, al Centre Pompidou di Parigi. C’è da chiedersi, però se sessualizzare una poltrona, dandole le morbide forme della donna, per poi  decapitarla e riempirla di spilloni, sia davvero una riflessione appropriata per racchiudere la complessità del fenomeno femminicidio. Soprattutto quando il punto di vista di chi ha proposto l’evento è esclusivamente maschile e l’attenzione si focalizza sempre solo sul corpo della donna ridotto a mero oggetto, ma mai su chi se ne rende colpevole.

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