Né concussione, né induzione, cadono i reati a carico del finanziere arrestato per una presunta “mazzetta” di € 3000, La Scala, “Un successo per me ma soprattutto per il mio assistito”

I fatti, oggetto delle indagini dei Carabinieri di Bari-Santo Spirito, risalgono a marzo 2018 e riguardano un maresciallo della Guardia di Finanza e l’imprenditore Giuseppe Colapinto, amministratore unico, della CERIN  s.r.l, società di riscossione dei tributi degli enti locali di diversi Comuni italiani, con sede a Bitonto.

Tutto ha inizio da una denuncia di Colapinto, già sotto i riflettori della magistratura per accertamenti, svolti proprio dalla Guardia di Finanza, da cui era emerso che la società CERIN, si sarebbe indebitamente appropriata di tributi pari a 4 milioni di euro del comune di Bitonto, mai versati all’amministrazione e, successivamente, nel 2018, anche per un’accusa di peculato. Due importanti filoni d’inchiesta che, inevitabilmente, si sono incrociati e che hanno portato l’imprenditore e parte della sua famiglia, ad essere investiti da una severa bufera giudiziaria con sequestri di beni, misure cautelari, con indagini tuttora in corso.

In questo contesto si inserisce l’attuale procedimento che vede coinvolto il maresciallo della Guardia di Finanza, perché, secondo quanto denunciato dall’imprenditore, il finanziere, assistito dall’avvocato Antonio La Scala, presidente dell’associazione Gens Nova Onlus, avrebbe intascato una “mazzetta” di € 3000, come contropartita di un  possibile “alleggerimento” delle indagini a suo carico.

Di fatto, dai primi accertamenti dei Carabinieri, supportati anche dalle intercettazioni e dai filmati delle telecamere, sono emersi una serie di indizi di colpevolezza, tali da far scattare l’arresto del maresciallo per concussione. Oggi la svolta, perché dal processo è emerso che il finanziere, pur ammettendo l’errore di aver accettato la somma, non lo aveva fatto per alleggerire le indagini ma solo a titolo di prestito liberamente offerto dall’imprenditore, per cui sono caduti sia il reato di concussione che di induzione.

 “Per me un chiaro successo professionale, ma il pensiero va soprattutto al mio assistito – dice La Scala – perché i gravi reati di concussione e induzione a suo carico, sono stati derubricati “a mero tentativo”. Tra l’altro proprio alla luce dei numerosi riscontri difensivi emersi – conclude l’avvocato – appare necessaria la verifica che si terrà in sede dibattimentale il 23 gennaio del 2020”.

 

 

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