“Poggiofranco Attiva”, otto mamme per ripensare un rione dimenticato

ELSAElsa Valente, Stefania Palmisano, Mariangela Lopez, Grazia Nanna, Marta Sancilio, Elena Ceglie e Antonella Fioretto, otto professioniste, socialmente impegnate, e, come  affermano coralmente, prima di tutto mamme, sono le protagoniste del comitato “Poggiofranco Attiva”. Un’organizzazione nata, grazie a loro, lo scorso dicembre con l’obiettivo di promuovere l’impegno civico del quartiere Poggiofranco. Sotto la lente, soprattutto, la sicurezza stradale, specie quella legata ai luoghi di maggiore aggregazione. Tutte le azioni del comitato si concentreranno, infatti, su progetti miranti ad una crescente “consapevolezza stradale” nel cittadino, giovane e adulto. Una raccolta di firme – oltre 1500 – sarà  presto  inoltrata al sindaco De Caro, con richieste, riguardanti una “sanatoria” della rete stradale, ritenuta, per i gravi incidenti avvenuti, inadeguata e pericolosa.
«Abbiamo trovato il nostro contenitore ideale nell’associazione “Cittadinanza attiva”, sempre pronta ad intervenire per salvaguardare i diritti del cittadino – dice la prof.ssa Elsa Valente -.  Come comitato ci confronteremo con la pubblica amministrazione sulle varie problematiche esistenti nel quartiere, per favorire l’immagine di un cittadino attento e attivo e che si prende cura del proprio territorio. Una delle finalità è, infatti, rendere il rione più fruibile attraverso proposte ed interventi sulla viabilità, la manutenzione, l’ambiente e l’educazione alla cittadinanza attiva. L’altro obiettivo è  il miglioramento degli spazi aperti della nostra città che, anche quando ci sono, versano in condizioni tali da essere percepiti quasi come assenti. Siamo aperte alla collaborazione con i singoli cittadini – conclude  la prof.ssa Valente – perché generare fiducia nella possibilità di poter cambiare il proprio territorio in meglio, incrementando il senso civico cittadino e l’interesse ad una maggiore sensibilizzazione verso il bene comune, ci sembra, davvero, l’unica via da perseguire per un benessere collettivo e come esempio per i nostri figli».

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