San Diego, Pasqua di sangue, attacco ad una Sinagoga

Si chiamava Lory Gilbert-Kaye, l’ultima vittima dell’odio antisemita, che lo scorso 27 Aprile, ha perso la vita nell’attentato alla Sinagoga Chabad di Poway, sobborgo di san Diego, in California. Aveva 60 anni e lascia marito e una figlia. Feriti anche il rabbino Yisroel Goldestein, che nell’attacco ha perso due dita, la piccola Noa Dagan, di anni 8, giunta negli Stati Uniti da Israele per festeggiare la ricorrente Pasqua ebraica. Dunque, ultimo giorno di Pesach insanguinato, negli Stati Uniti, esattamente a sei mesi dall’attacco dello scorso  27 ottobre, nella Sinagoga di Pittsburgh, in cui persero la vita 11 persone. Nessuno dei feriti, ricoverati al Palomar Medical Center, sarebbe in pericolo di vita. Molti residenti della zona hanno raccontato di aver sentito due sequenze di colpi ravvicinate, intervallate da una breve pausa. A sparare, con un fucile semiautomatico, un 19enne, sospettato di essere un suprematista bianco, che dopo l’attacco si è dato alla fuga. Prontamente bloccato dalla polizia di San Diego è stato poi tratto in arresto. Nel frattempo sono state messe in atto alcune importanti misure cautelative: il trasferimento, nella vicina scuola elementare, di alcuni residenti che vivono nei pressi della Sinagoga e un’allerta capillare per altre sinagoghe della zona. Per Trump, riprendendo le parole del sindaco Steve Vaus, si tratta di un “Crimine d’odio”.

 

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