Telecamere, privacy e lavoro, una convivenza (im)possibile?

giuseppe catapanoPer Giuseppe Catapano, Avvocato, Magnifico Rettore Accademia Uni-AUGE, autore di diversi manuali giuridici sia in ambito penale che civile, giornalista, editore del Quotidiano “La Notte Online”, la legge permette di installare le telecamere nelle sedi lavorative essenzialmente per tre motivi: per garantire la sicurezza dei luoghi e di chi vi opera, per le esigenze organizzative e produttive dell’azienda e per la tutela del patrimonio aziendale. «Le telecamere – dice il prof. Catapano -, oggi, sono molto diffuse e il datore di lavoro potrebbe approfittarne per controllare a distanza dipendenti, prestazioni, pause e magari richiamare i lavoratori o aprire contro di loro procedimenti disciplinari. Ovviamente la legge non consente questo tipo di utilizzo, proprio per questo impone uno specifico iter autorizzativo per installarle che si avvale di due procedure, una sindacale e una amministrativa. Tuttavia – spiega -,  Il controllo potrebbe avvenire in maniera indiretta, durante la visione di altro contenuto riguardante l’azienda dove,  per esempio, in maniera casuale appare un dipendente mentre compie un atto contrario ai suoi doveri. Ma gli unici scopi ammessi per l’installazione e la visione dei contenuti di un impianto audiovisivo rimangono quelli sopra elencati e nessun’altra opzione può, quindi, essere considerata».

 

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